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Sold out al teatro Vittorio Emanuele per il musical made in Sicily “Lelè il mafioso.it”. Ballerini, coro e cast giocavano in casa, tanto da vincere agevolmente su un terreno, quello del musical, che peraltro ben si presta a soddisfare i palati meno esigenti.
Paolo Picciolo aveva presumibilmente un testo nel cassetto. E un sogno. Chapeau al coraggio di mettere in moto una gigantesca macchina organizzativa, avvalendosi di fatto della collaborazione di artisti veri, per realizzarlo.
La regia di Nicola Alberto Orofino avrebbe tuttavia dovuto fare veri e propri miracoli per sottrarsi al giogo di una scrittura che poggiava su abusati luoghi comuni e temi, si auspica volutamente, banali. E i miracoli non sono sempre possibili. Come le professionalità di attori del calibro di Francesco Foti non avrebbero mai potuto sopperire alle inadempienze di un Lelè visibilmente impacciato sulla scena.
L’attenta cura delle luci di Renzo Di Chio si abbatteva su un’anonima scenografia. I costumi, che avrebbero dovuto valorizzare il grottesco della storia, si spegnevano in un abito da drag queen in crisi mistica, cui non bastavano i tacchi per rendere l’idea di quella femminilità parodica da varietà.
Lo spettacolo ruotava attorno al paradosso della resurrezione di un mafioso, della quale neppure i familiari si stupivano, e al suo graduale adattamento al nuovo corso inaugurato dal figlio omosessuale Lelè. Paradossale doveva dunque essere tutto quanto vi ruotasse attorno. Senza freni inibitori. Ché un pubblico che non si cura delle incongruenze drammaturgiche ha il sacrosanto diritto di assistere a uno spettacolo da cima a fondo strampalato.
Vi si aggiungano le imperfezioni del giovanissimo Marvan Dance Group, sulle coreografie di Carlotta Bolognese, e la presenza di un coro del quale si stenta a comprendere la reale funzione.
“Lelè il mafioso.it” si è detto mirasse a Broadway. In fondo i sogni possiedono quel paio d’ali che i coraggiosi, poi, indossano nella realtà. Da sempre audaces fortuna iuvat. E sul coraggio, sull’impegno profuso, sulle buone intenzioni che stavano alla base del progetto non si ha nulla da eccepire. L’affluenza di pubblico è del resto una vittoria che farà anche riflettere sulla condizione attuale del teatro, ma di fatto sancisce quel successo che relega in un angolo considerazioni, accurate analisi, vaticini, critiche.

(da Infomessina.it)